Diagnosi prenatale infausta,
aborto "terapeutico"
e il bambino terminale o disabile





Natale 2014: Barbara riflette sulla diagnosi infausta e la decisione presa

NEW!  Aborto e altri rimedi: una storia di aborto terapeutico


Oggi come oggi i genitori in attesa vengono consigliati

di fare vari test per verificare lo stato di salute del bambino in grembo.
Il più conosciuto di questi test, ossia la amniocentesi,
viene effettuata gratis sulle mamme che hanno più di 35 anni,
però spesso viene suggerita anche alle mamme più giovani.
Purtroppo, i risultati di questi esami, se sfavorevoli,
invece di condurre ad una cura per il bambino ammalato,
 tendono a condurre ad una "scelta" di terminare la gravidanza
mediante l'aborto 
"terapeutico".



Dato che i risultati di questi test spesso non arrivano
fino ad una fase piuttosto avanzata della gravidanza,
nel caso di
una prognosi di malattia oppure di handicap,
le coppie raccontano di una grande fretta nel dover prendere una decisione
riguardo l'eventuale decisione di abortire.

Nelle fasi più avanzate di gravidanza tale procedura spesso comprende l'induzione al travaglio
con lo scopo di espellere il bambino che non verrà accudito.
E con il nuovo test "precoce" per diagnosticare la Sindrome di Down può sorgere
 la spinta a porre fine alla gravidanza anche alla fine del primo trimestre.
Tale fretta per prendere decisioni dovrebbe aiutare la madre a evitare un aborto tardivo
offrendole la possibilità di abortire invece col raschiamento.


Fra gli studi sui postumi dell'aborto, quasi tutti i recercatori,
incluso coloro che s'identificano come a favore della scelta legale dell'aborto,
ammetono che le mamme e le coppie che si sottopongono all'aborto per motivi di diagnosi prenatale infausta
sono ad altissimo rischio di soffrire gravi conseguenze psichiche nel periodo post-aborto.

NEW!  Quanto è umana l'imperfezione
La decisione di continuare una gravidanza dopo la diagnosi di Sindrome di Down...

  

NEW!  Se avessi abortito mio figlio credo che non mi sarei ancora ripreso...
Dialogo con la mamma di un figlio con la Sindrome di Down



Mentre naturalmente vi auguriamo la benedizione di un figlio sano,
nel caso in cui ci fosse la possibilità
di qualche problema di salute con vostro figlio
vi offriamo il seguente segno di speranza e di solidarietà:


Co-fondatrice della Quercia Millenaria, Sabrina, con il marito Carlo.
La coppia conosce personalmente il dramma della diagnosi prenatale infausta.

Leggete la storia di Sabrina e Carlo


La Quercia Millenaria
è un'associazione

di famiglie, medici e altri membri della professione socio-sanitaria
che vi possono appoggiare ed aiutare,
tanto nelle decisioni riguardo diversi test
quanto nelle decisioni di quale strada intraprendere
nel caso si presentasse un'anormalità nel figlio che aspettate.



Quest'associazione
si occupa della tutela della maternità e della vita nascente,
offre un sostegno alla gravidanza patologica,
e ha aperto un centro di aiuto per i feti terminali.


Mission e servizi della "Quercia Millenaria" (Intervista alla co-fondatrice)



L'associazione vi aspetta su:


www.laquerciamillenaria.org

NEW!  Quando la malattia precede la nascita dove dimora la bellezza?
A Nov 2016 i medici Giuseppe Noia (Roma) e Chiara Locatelli (Bologna) hanno parlato della loro esperienza
offrendo alternative all'aborto terapeutico



Potrebbe anche interessare il sito
www.ciaolapo.it
che riguarda la gravidanza a rischio,
la salute perinatale e il supporto psicologico al lutto perinatale.






 Testimonianza da Emilia-Romagna: Diagnosi infausta e aborto terapeutico


Voci di Saggezza, Voci di Speranza:
Testimonianze e parole di incoraggiamento




da "Francesco", bambino nato da una famiglia coinvolta
con l'associazione La quercia millenaria:


"Da qui, da dove vivo io ultimamente, in alto, le cose si vedono con una maggiore chiarezza e tutto sembra piccolo: i giochi della politica, le ansie di guadagno spacciate per solidarietà, i successi della scienza che passano attraverso insuccessi dell'uomo. Tutto piccolo.

In fondo questa sorte era toccata anche a me. Qualche medico, pensando di sedere in alto - deformazione professionale - mi aveva visto piccolo e con la testa troppo piccola - deformazione mortale: la chiamano microcefalia (la mia intendo, non quella del medico...).

Non sono uno scienziato, non ho avuto tempo per studiare, forse non avevo la testa per farlo, ma dalle parole del medico ho intuito che la microcefalia è una malattia che trasforma un bambino nella pancia in un "parassita" da eliminare. O così almeno hanno detto ai miei genitori. Loro hanno pianto, hanno sofferto, hanno pregato e alla fine non hanno creduto a quella metamorfosi bugiarda ed avvilente. Sapevano che un bacio d'amore può trasformare il ranocchio in principe, lo sguardo di un padre falegname trasforma un nodoso pezzo di legno in un figlio. E così mi hanno accolto, da figlio, anche se malato.

Sono nato il 3 febbraio del 2006... Non faccio per vantarmi, ma i miei hanno detto che ero bello, con una fccia tonda e piena come la luna. Lo stesso giorno sono stato battezzato, nel reparto di terapia intensiva neonatale del Policlinico Gemelli: attorno c'erano tante persone con le veste bianca e con delle buffe maschere, ma ho riconosciuto gli occhi dei miei genitori, occhi lucidi ma gioiosi. Poi, inevitabilmente, il 4 febbraio sono morto, ma di una morte bella, tenendo la mano di mamma e papà che mi accarezzavano, mi accompagnavano (ed io accompagnavo loro per la verità) e un Padre nuovo che mi attendeva per abbracciarmi.

Ed ora da qui, dove vivo io ultimamente, in alto, le cose si vedono con una maggiore chiarezza e certe cose sembrano proprio grandi: l'amore di quel medico che pur vedendomi brutto ed ecograficamente bidimensionale aveva chiesto il mio nome - un nome vero da bambino e non quei buffi nomi latini che date ai parassiti...; l'amore dei miei genitori, che quel nome di figlio, Francesco (così mi chiamo) l'hanno pronunciato piangendo; ...

(C)erte cose non si giudicano dalla fine, ma dal coraggio dell'inizio. In fondo anche per me è stato così: a molti è parso che io abbia fatto una brutta fine, ma la mia vita invece è stata tutta, ed è ancora, uno splendido inizio".
(Lettera al "Foglio"  23 gennaio 2008)



Lucia e Gianfranco offrono la loro testimonianza
 sul dono di una vita disabile:


"Finalmente dopo anni di matrimonio arriva il figlio tanto atteso e come prassi, al quinto mese c'è l'appuntamento con l'ecografia morfologica,
era il 10 dicembre del 2005 e il medico ci disse che il bambino presentava un'igroma cistico al collo e che pertanto nasceva il sospetto di una malformazione genetica.

Una doccia fedda! Eravamo frastornati e subito ci venne consigliata l'amniocentesi, fornendoci la nota informativa e precisandoci che le probabilità di aborto erano solo dello 0.5 per cento. Il medico sottolineò l'opportunità dell'approfondimento al fine di "potersi preparare", visto che era nostra intenzione tenere quel bimbo, "all'eventualità di un uovo rotto". L'unica certezza fra tante paure e timori era che dovevamo trovare tutti gli strumenti per tutelare la salute di nostro figlio decidendo quindi di approfondire la diagnostica non invasiva. La convinzione teorica della dignità della vita sin dal concepimento era in quel momento, semplicemente, nostro figlio nella pancia di mamma, senza se e senza ma.

Così la prima decisione: si chiamerà Emanuele (Dio con noi); seconda decisione: niente amniocentesi perché alla fine capimmo che non era utile per eventuali scopi terapeutici ma solo per darci la possibilità di un'aborto terapeutico. Dopo qualche giorno ci arrivò la telefonata del medico che aveva effettuato l'ecografia morfologica chiedendoci il perché di tale decisione. Noi gli spiegammo che non volevamo correre il rischio di perdere nostro figlio (o.5 significa un bambino su 200 che muore, non appena un numero). Ci rispose dicendoci che implicitamente lo stavamo accusando di essere un assassino e con lui anche tutte le donne che si sottoponevano a questo esame. Provammo a spiegargli che non era nostra intenzione neanche lontanamente giudicare nessuno ma che la nostra storia ci portava a questa decisione.

Associato a quell'igroma cistico al collo, c'erano varie malformazioni genetiche alcune molto infauste che per fortuna con il proseguire dei giorni vennero escluse. Il cerchio si strinse su alcuni ipotesi e più pareri convergevano sulla sindrome di Noonan (diagnosi confermata alla nascita).

Il nostro ginegologo che ad ogni visita partiva sempre da tutto ciò che c'era e non da ciò che in un futuro sarebbe potuto mancare, ci consigliò tuttavia di monitorare il cuoricino di Emanuele che era l'organo più delicato per questa Sindrome. Cercammo il miglior ecocardiografo, il quale ci escluse le complicazioni più gravi ma ci consigliò di predisporre il parto in una struttura di terzo livello affinché fosse fatto il possibile per intervenire qualora ce ne fosse stato bisogno.

Tutto questo per dirle che la nostra scelta per la vita si è manifestata in gesti concreti di collaborazione con i medici perché tutto quello che era nelle nostre possibilità e dei medici fosse fatto.

Emanuele è nato il 16 Aprile del 2006 nonché giorno della Pasqua di Resurrezione, per noi non una semplice coincidenza e da quel giorno abbiamo ancora tanto da raccontare ma ciò che ci sta più a cuore è poter testimoniare che è stato difficile difendere la vita perché la società in cui viviamo e della cui cultura siamo impregnati ci insegna che al di sotto di un certo grado di "normalità" la vita non vale la pena di essere vissuta. [...]

Può immaginare quante volte ascoltando la televisione e leggendo i giornali siamo stati assaliti da questa mentalità e da questi dubbi. Noi vogliamo testimoniare che siamo felici non perché siamo dei sentimentalisti o idealisti ma perché abbiamo davanti ai nostri occhi Emanuele che ci ricorda con il suo sorriso, il suo amore e buonumore, che nonostante le difficoltà, dovute ai ritardi della crescita tipici della sua sindrome, tutto può passare se ci sono le braccia di mamma e papà, insomma se c'è qualcuno che ti vuole bene. ...[...] Siamo grati al Signore di averci dato delle famiglie, degli amici e tutte le persone che abbiamo incontrato sulla nostra strada che ci hanno sempre sostenuto in questa scelta.[ ...]  (Lettera al  "Foglio"  1 aprile 2008)


Testimonianza di Maria sul dono di una vita disabile,
ossia, del suo unico figlio vivente:

"La mia famiglia... si è fermata a quota tre per motivi contingenti e dolorosi. Dei tre figli che ho atteso, l'unico superstite è restato il terzo, che comunque, dopo le traversie per le due spontanee interruzioni di gravidanza, ci è sembrato da subito, sia pur nato gravemente disabile, il Figlio della Speranza!

La nostra vita è diventata da subito una strada in salita, ma innumerevoli sono tuttora le soddisfazioni: Enrico, aiutato da me, mamma-insegnante, scrive belle poesie dall'età di quindici anni, ora ne ha 34 e abbiamo pubblicato anche un libro in merito; mio marito gli vuole da sempre un bene dell'anima e lo aiuta tantissimo, non si risparmia mai. Il nostro amore si è trasformato in una continua dedizione, capillare e intelligente.

Quest è la nostra testimonianza e, se posso... Le aggiungo una breve poesia di Enrico Carlo, come si firma, aiutato:


"Io ti vedo silenzio,
tu sei un amico grande per me,
quando mi prendi la mano
io sono felice."


Il ragazzo indica sull'Alfabetiere di sè: "Io scrivo, perchè non parlo..." ...(Q)uesto figlio speciale, quanto ha da donare al mondo!
(Lettera al  "Foglio"  17 febbraio 2008)






Riflessione di Dario, dopo le visite mediche fatte durante la gravidanza
che ha vissuto con sua moglie

Con mia moglie siamo stati dal ginecologo, la seconda visita di chi sarà il nostro primo figlio. Dopo il ginecologo siamo passati dall'ostetrica per una chiacchierata introduttoria su usi e costumi consigliati a una puerpera.

Dopo un'amabilissima conversazione a tre l'ostetrica comincia a ignorarmi per dire a mia moglie a proposito dell'amniocentesi (diagnosi volta a verificare la sindrome Down): Pensaci, decidi e fammi sapere.

Come Pensaci? Mi domando? Adesso è diventato solo suo figlio? Mia moglie è bravissima e mi ha guardato, ma visto che non sarebbe mai capace di abortire, non vuole nemmeno fare l'amniocentesi e ha cercato il mio conforto, però il dubbio da paura le erano passati per la mente. Mi domando: ma se questo fosse successo a qualcuno meno convinto di noi? Altro che orientare alla vita (ah, badate bene, sia il ginecologo che l'ostetrica sono due ottime persone e penso pregiudizialmente orientate alla vita). Il fatto è che ormai la cultura dell'utero è mio e lo gestisco io è diffusa e radicata."

(Lettera al  "Foglio"  9 marzo 2008)





Luca riflette sul dono di una vita disabile:

"Sono rimasto colpito da alcuni video di Michel Petrucciani, il famosissimo pianista francese, uno dei più grandi pianisti e jazzisti del nostro tempo. Questo signore è morto a trentasei anni e aveva una malattia alle ossa che l'ha fatto rimanere basso (appena un metro di statura) e con un peso di 25 kg. Per camminare aveva bisogno di stampelle, perfino a volte era da portare in braccio nel tragitto tra il retro palco e il pianoforte.

Eppure sul pianoforte era un grande.

Lui sarebbe stato un aborto giusto, per tanti teorizzatori dell'eugenetica. E il mondo non avrebbe mai avuto un grandissimo pianista.

Quello però che mi ha colpito di più in un suo video è che Michel per vedere un panorama, si faceva prendere in braccio da un suo amico-collega. Quanta umiltà occorre avere per accettare di farsi prendere in braccio da un altro anche quando non si è più bambini."

(Lettera al  "Foglio"  12 marzo 2008)
   

Sabrina e figlio Giona, diagnosticato "feto terminale incompabile con la vita", ma ora in vita con l'età di 13 anni

“Non sono la tua madre misericordiosa,
la madre di tutte le nazioni?
Ascolta e senti bene
nel tuo cuore:

Ciò che ti spaventa e ti perturba non è nulla.

Non ci sono io, tua madre?
Non sei sotto la mia ombra e la mia protezione?
Non sei avvolto dalle mi braccia e protetto nel mio mantello?
Non sono la fonte della tua vita?”


Parole di Nostra Signora di Guadalupe all'indigeno San Juan Diego.
La Madonna è apparsa in Messico nel 1531 durante la Conquista spagnola.

Nostra Signora di Guadalupe è conosciuta come l’unica immagine in cui la Vergine Maria
è ovviamente incinta, indicato dalla cintura nera che porta.


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